PERCHE’ SPESSO LA MATEMATICA NON PIACE?

Che ci sia un problema lo sappiamo tutti. Nonostante gli sforzi eroici di alcuni (molti) insegnanti validi e preparati, la quasi totalità degli studenti rimane con un’impressione profondamente sbagliata. Dopo 13 anni di studio (5 di elementari+ 3 di medie + 5 di superiori), la maggior parte delle persone, non solo in breve tempo avrà grosse difficoltà a fare un ragionamento matematico che vada al di là delle quattro operazioni (fate un test con un trentenne medio su cosa si ricordi della matematica studiata a scuola), ma soprattutto avrà sviluppato un’incredibile avversione verso questa scienza, che solo nel migliore dei casi si declinerà in un semplice riconoscimento di inadeguatezza (“proprio non la capivo”) con annesso senso di colpa, quando non si sarà trasformata in un vero e duraturo disgusto (e odio verso i professori di matematica). È vero, questo succede un po’ per tutte le materie. I capolavori della letteratura italiana e straniera, una volta passati per il “tritacarne scolastico”, difficilmente conserveranno il loro fascino (incidentalmente, è forse una fortuna che parti essenziali della cultura contemporanea, come il cinema, i fumetti, la musica (non classica), la letteratura contemporanea, non vengano toccati in modo sostanziale dal suddetto tritacarne). Ma per la matematica questo problema è sicuramente più marcato.
Ha ragione Paul Lockart nel suo “A mathematician’s lament” (tradotto in Italia con il titolo forse un po’ disorientante “Contro l’ora di matematica“) quando dice che il metodo usato per l’insegnamento della matematica oggi, corrisponderebbe per la musica a imparare tutta la notazione musicale e le regole dell’armonia senza mai arrivare a suonare una nota. Manca insomma la cosa principale, imparare ad affrontare problemi interessanti, e ci si concentra molto sulla nomenclatura (ascissa e ordinata, numeratore e denominatore, quoto (sic! mi sono dovuto far spiegare cosa fosse), apotema, minuendo e sottraendo, equazioni numeriche fratte), e su regole abbastanza inutili. Le regole sulle proporzioni che confondono solo le idee e poi, dopo un anno di esercizi, non si trova un adulto che capisca le percentuali(*). L’inutile regola di Ruffini. Le formule di prostaferesi, senza mai far vedere cose interessanti come il calcolo della distanza di oggetti reali con la trigonometria. La razionalizzazione, che forse nasce nei tempi in cui i numeri irrazionali non erano ben capiti e accettati, ma che non ha senso in nessun contesto moderno (ma perché non dovrei dividere per radice di 2?). Una matematica arbitraria, mnemonica che spegne le idee e si presenta con la spigolosità, e anche il fascino, di un contratto assicurativo dove siamo sempre noi ad avere le peggio (e un sacco di roba è scritta piccola piccola). Non ci si abitua ad avere delle idee, a impostare i problemi, a capire le connessioni tra le cose e mancano del tutto l’immaginazione e la fantasia,  che invece sono ciò che meglio caratterizza la matematica.
Cosa si può fare allora concretamente per cambiare le cose? Di idee ce ne sono tante in giro, e il sito divulgativo Maddmaths! della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale, ha appena aperto un Forum per cercare di raccogliere idee per rendere più attraente l’insegnamento della matematica.

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